Intervista per
"All About Jazz Italy"
Novembre 2002


"Ogni momento della vita di un compositore
contiene un suo potenziale creativo"

Intervista a John Wolf Brennan
di Luigi Santosuosso

"Brennan, nato in Irlanda ma ora residente in Svizzera, combina perfettamente il romanticismo di quel primo paese con la precisione da orologiai del secondo"
- Brian Morton "The Wire", London

Il pianista e compositore John Wolf Brennan - con la sua capacità di spaziaredalle tessiture sonore atonali tipiche dell'avanguardia fino alla musica classica orchestrale - è una specie di novello Wolfgang Amadeus Mozart. Le magistrali composizioni classiche; la profonda creatività; la sensibilità senza pari; le performance sperimentali e innovative; i corsi estremamente interessanti ed educativi; i numerosi lavori che non sono ancora stati pubblicati. Tutte queste caratteristiche fanno venire in mente altrettanti paralleli con Mozart...

John Wolf Brennan, tuttavia, è solo se stesso. Bisogna ascoltarlo per crederci. Buona parte dei suoi lavori hanno vinto l'equivalente svizzero del Grammy Award. Gli amanti dell'avanguardia o del free jazz troveranno di che dilettarsi in lavori come "Shooting Stars & Traffic Lights" con la Creative Works Orchestra, gli innovativi "MinuteAge" e "Wake Up Call – live in Italy" oppure "Momentum" ed "En.tropo.logy - The Science of Sonic Poetry" che hanno fruttato a Brennan prestigiosi riconoscimenti.

All About Jazz Italia: So che sei molto interessato all'archeologia e stai studiando le tue radici celtiche. In che misura questi interessi hanno influenzato il tuo stile musicale così personale?

Questa domanda è difficile da rispondere dal mio punto di vista. Un osservatore esterno probabilmente riuscirebbe ad essere più obiettivo ed accurato, o comunque meno parziale. In altre parole, molto spesso nel mio lavoro di pianista e compositore non sono del tutto conscio di come operino le mie fonti di ispirazione. Può trattarsi di una poesia di Seamus Heaney, Paula Meehan, o Theo Dorgan (com'è stato il caso per "Through the Ear of a Raindrop" con l'HeXtet formato con Julie Tippetts, Evan Parker, Chris Cutler, Paul Rutherford e Peter Whyman, un disco pubblicato dalla Leo Records); in quel caso le mie radici celtiche appaiono con grande evidenza. Lo stesso è accaduto quando ho usato le antiche danze celtiche dell'Irlanda, Scozia, Bretagna o Galizia come fonte di ispirazione per "Maulwürfe", una collezione di brani didattici per certi versi simili alle cose che Béla Bartók ha fatto con la musica folkloristica ungherese e
rumena.
Per quanto riguarda la mia passione per l'archeologia, credo che si manifesti in maniere molto più sottili - delle quali non sono neppure cosciente - visto che si tratta di un interesse che mi tocca nel profondo.

I tuoi lavori coprono un ampio spettro di metodi e concetti, passando dai pezzi per pianoforte ai brani vocali e alle musiche per coro. Parlaci delle tue "PaniConversations".

Mia madre, Una Wolf Brennan era una cantante classica; mio padre Hans Wolf era un pianista classico. Durante i suoi concerti in Irlanda (subito dopo la mia nascita) e in Svizzera, mia madre inseriva sempre a sorpresa qualche strano brano folkloristico irlandese con degli arrangiamenti terribilmente sentimentali tipici d'inizio secolo (di quel tipo col quale James Galway continua a vendere milioni di dischi). È stato inevitabile per me assorbire questa musica a partire dalla mia infanzia e questo spiega la profonda influenza che essa ha avuto sulla mia produzione musicale. Le "Paniconversations" sono una serie di 'crass songs' composte con testi miei, molto espliciti dal punto di vista politico e per nulla "politically correct". Ce ne sono un paio sull'album “OrganIC VoICes” (Leo LAB 003) con la cantante tedesca Gabriele Hasler ed il trombonista austriaco Christian Muthspiel.

La diversità della tua attività musicale è confermata dal fatto che hai composto anche musica da camera, come "Epithalamium" ispirato a "Musica da camera" di James Joyce. Che tipo di lavori orchestrali hai scritto per jazz ensemble?

JWB: Vorrei rispondere a questa domanda interpretando la parola 'orchestrale', nelle sue due accezioni. In senso lato, questo termine denota la qualità della maggior parte della mia musica, sia essa per pianoforte solo (ascoltate ad esempio, "Prelude [Isle of View]", il brano d'apertura di The Well-Prepared Clavier (Creative Works Records CW 1032) nel quale il suono di uno Steinway d'epoca sembra quello di un'intera orchestra) oppure per un piccolo ensemble come i Pago Libre (un quartetto che contiene - in miniatura - la stessa strumentazione di un'orchestra sinfonica, con Arkady Shilkloper al corno francese, Tscho Theissing al violino, e Daniele Patumi al contrabbasso).
In senso più stretto, il termine 'orchestrale' si riferisce ai miei lavori per orchestra jazz, come ad esempio "T.N.T/Twelfth Night Tango" (basato sui versi di William Shakespeare con gli interventi solistici della vocalist Corin Curschellas e del sassofono contralto di Wolfgang Puschnig) e "Dance, you Monster, to my soft Song" ispirato ad un dipinto di Paul Klee e registrato con la Creative Works Orchestra (Creative Works Records, CW 1020). La musica per nonetto "Epithalamium", poi, è stata suonata per la prima volta a Chicago al Chicago Cultural Center nel settembre del 1999 durante la così detta 'settimana svizzera', una celebrazione del gemellaggio fra Chicago e Lucerna. L'ha interpretata l'Ensemble Noamnesia diretto da Michael Cameron e il pubblico gli ha tributato un'accoglienza trionfale.
A confronto della mia vasta produzione 'jazz' la parte più classica del mio lavoro non è adeguatamente documentato su CD, ma spero che le cose miglioreranno nel futuro.

Suoni ancora con la formazione svizzera Groupe Lacroix?

Sì. Ultimamente siamo stati molto impegnati con concerti in Irlanda, Russia e Germania. Il Moscow Rachmaninov Trio ha pubblicato un album che costituisce un ritratto di questo gruppo di compositori (Creative Works CW 1030) per il quale ognuno dei componenti del gruppo ha scritto un apposito brano. Nell'estate del 1999 la stazione radiofonica di Lipsia "Mitteldeutscher Rundfunk" ha commissionato sei brani che fossero ispirati dal grande pittore svizzero Paul Klee e che sono stati suonati per la prima volta dall'Ensemble Sortisatio e saranno tra poco pubblicati in un CD dedicato a Klee.

Mi è veramente piaciuto l'ultimo disco dei Pago Libre, "Wake Up Call - Live in Italy" [per leggerne la recensione clicca qui]. Com'è stata l'accoglienza che i Pago Libre hanno ricevuto nel loro recente tour?

Siamo stati in giro per tre settimane con quasi venti concerti, workshops o programmi radiofonici tra Italia, Svizzera e Germania; un vero successo. Si trattava del decimo anniversario dei Pago Libre e quindi era giunto il momento che il pubblico iniziasse a conoscere meglio questo gruppo veramente unico nel panorama jazzistico; giusto per dare un'idea di massima ai vostri lettori direi che i Pago Libre hanno le sonorità e la libertà d'azione del Kronos Quartet combinata con quella dei “Charms of the Night Sky“ di Dave Douglas; tuttavia voglio sottolineare che noi questo discorso di 'jazz da camera' l'avevamo iniziato più di un decennio fa.

Estremamente interessante è pure il tuo "Minute Age" con Margrit Rieben and Reto Senn che è possibile trovare - nel contesto della Creative Works Orchestra - sul disco dal vivo "Willisau and More". Questo disco contiene due brani molto differenti, uno per orchestra l'altro per trio. Li hai composti in momenti molto distanti della tua carriera di compositore?

Ogni momento della vita di un compositore contiene un suo potenziale creativo. La differenza principale tra un progetto come la Creative Works Orchestra che comprende tredici musicisti e Minute Age non è di tipo compositivo o cronologico ma - dispiace dirlo - puramente finanziario. Per tenere insieme una big band come la Creative Works Orchestra ci vogliono moltissimi soldi. In Europa ci sono solo rari esempi del genere: in Austria la Vienna Art Orchestra, in Svizzera la Concert Big Band di George Gruntz, in Inghilterra la London Jazz Composers Orchestra e in Italia l'Italian Instabile Orchestra. Con, diciamo, ventimila dollari sul tavolo... potrei essere abbastanza 'prolifico' da metter su un'orchestra pazzesca nel
giro di due settimane!

Parlaci del tuo modo di intendere l'orchestra jazz.

I miei progetti più ambiziosi, come Wood Winds e Brass Breeze sono rimasti nel cassetto di diversi anni, quindi oltre alla mia discografia ufficiale c'è una lista ancora più lunga di storie non raccontate, per lo più per ragioni puramente finanziarie. Con i soldi che alcune persone riescono a guadagnare sul mercato azionario nel giro di poche ore sarebbe possibile dare vita a formazioni di grandi dimensioni che potrebbero finalmente interpretare musica che è finora rimasta inascoltata. Per darti un'idea migliore basta dire che Roscoe Mitchell si è offerto di scrivere un pezzo speciale per i Pago Libre e per questo da tempo sto coltivando l'idea di una orchestra euro-americana costruita attorno a Roscoe e ai Pago Libre che comprenderebbe il batterista americano Alex Cline (che ha già lavorato con noi sull'album Shooting Stars & Traffic Lights (Bellaphon L+R 45090), il flautista Robert Dick (che è possibile ascoltare su Aurealis in trio con lui e Daniele Patumi - Victo cd052), Herb Robertson alla tromba, Mark Dresser al contrabbasso (sì, ci sarebbero due contrabbassi!) Mark Feldman al violino, Guy Klucevsek alla fisarmonica, Dave Douglas alla tromba, Ray Anderson al trombone, Ned Rothenberg al clarone e Tim Berne e John Zorn ai sassofoni e, visto che mi sto facendo prendere la mano... mettiamoci pure, come ingrediente addizionale il Rova Saxophone Quartet.

Parlaci di un altro tuo progetto molto stimolante, "Momentum" col clarinettista Gene Coleman e Christian Wolfarth alle percussioni [per leggere la recensione di Momentum 2 clicca qui - per quella di Momentum 3 clicca qui].

Momentum è stato pubblicato da poco dalla Leo Records (LR CD 274) ed è stato premiato dalla radio svizzera con quello che è l'equivalente svizzero di un Grammy Award. Lo faremo seguire da un Momentum 2, un lavoro ancora più ambizioso per il quale inviteremo il violoncellista svizzero Alfred Zimmerlin, per creare una specie di quadratura di un circolo verticale... Questo quartetto verrà pubblicato dalla Leo Records - che, a questo punto, è divenuta la mia etichetta principale - nell'autunno del 2000.

Com'è nata la tua collaborazione con il tenorista Simon Picard ed il batterista Eddie Prévost documentata in "En.tropo.logy"?

Nel 1997 ho vissuto per un po' di tempo a Londra grazie ad una borsa della fondazione svizzera Landis & Gyr. Sono un estimatore del lavoro di Eddie Prévost da quando faceva parte del trio AMM. Per quanto riguarda Simon, invece, l'avevo notato per il suo lavoro con la London Jazz Composers Orchestra di Barry Guy. In quello stesso periodo stavo leggendo le "Lezioni di Harvard" di Italo Calvino... quindi, uno più uno più uno fa tre... (o poco più).

Tra poco vedrà la luce il tuo primo lavoro come compositore di musica per film. Di che si tratta?

È un progetto abbastanza anomalo nella mia carriera di compositore. Nonostante abbia avuto la fortuna di aver studiato filmografia e musica per film con alcuni grandi maestri come Ennio Morricone, non avevo ancora avuto modo di fare uso di questo aspetto del mio talento. Probabilmente la Svizzera è troppo lontana da Hollywood... Ad ogni modo il nuovo album dei Pago Libre sarà pieno di allusioni
cinematografiche. Dovrebbe essere pubblicato verso la fine del prossimo autunno. Il titolo provvisorio è “Cinema Paradiso”, forse “cinémagique“. C'è poi un nuovo album per la Leo Records, “pipelines” con Hans Kennel alla tromba e Marc Unternährer alla tuba sul quale ci sono brani come “Kissing Joy (as it flies)“ che seguono le ombre della musica di Miles Davis per il film di Louis Malle "Ascensore per il patibolo".


Traduzione di Luigi Santosuosso
© 2002 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati

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